QUEER CINEFORUM :: PRIDE IT YOURSELF!

Tutto è cominciato quando una donna di nome Brenda Howard, attivista bisessuale, femminista e contro la guerra decise, organizzando la prima Christopher Street Day, che Giugno doveva essere il mese dell’orgoglio. Noi siamo parecchio orgogliose: per questo siete tutt* invitat* ogni fine settimana di questo mese (e la prima settimana di Luglio) a guardare in compagnia del nostro collettivo un bel film a tematica queer, seguito da cena sociale totalmente vegan. Vi aspettiamo  alle 18.30 da SpaziOxygene in via San Tommaso d’Aquino 11a. L’evento su Facebook lo trovate qui.

 

Contronatura aderisce alla E’-STREET

adesivo

http://riprendiamocilestate.noblogs.org/

 

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Appello per un’alleanza transfemminista e frocia verso e oltre il ddl405

Come collettivo riteniamo importante prendere parola riguardo il disegno di legge 405. Può sembrare bizzarro che un collettivo che si definisce anarcofrocio parli di leggi, e non specificatamente per criticarle. La realtà, però, è che lo supportiamo proprio perché siamo anarchiche.

Se è vero che molte delle discriminazioni e prevaricazioni che come persone transessuali e transgender subiamo costantemente sono legate all’ambiente sociale che attraversiamo, che potrà modificarsi solo se cambieranno le relazioni sociali attualmente a nostro sfavore, è purtroppo anche vero che il modo in cui attraversiamo il mondo è regolato, in una parte non indifferente, anche dalla burocrazia e dall’ingerenza statale. Mostrare la carta d’identità durante un fermo di polizia, firmare un modulo, iscriversi a un’associazione o in palestra, prenotare un biglietto del treno o dell’aereo, utilizzare la tessera sanitaria: queste azioni, date per scontate come praticabili senza troppi pensieri da molti, non lo sono affatto per chi ha dei documenti difformi dalla propria identità. Questo outing perenne influenza fortemente la nostra capacità di muoverci nello spazio pubblico, e ci costringe a un’invisibilità ulteriore che possiamo evitare soltanto a costo di imbarazzi, umiliazioni e alle volte anche comportamenti di natura decisamente più violenta. Per quanto riguarda la questione intersex, riteniamo che probabilmente il divieto formale di interventi cosmetici coercitivamente applicati ai neonati con genitali atipici non fermerà in toto né i bisturi né il terrorismo psicologico sui genitori, che vengono convinti dai dottori di agire per il bene del/la loro figlio/a. Di sicuro, tuttavia, l’esistenza del divieto in questione fornirà alla comunità intersex un appiglio per rendere più visibile questa violenza e per poterla delegittimare socialmente.

Nel mondo che vogliamo probabilmente non esisterebbe sesso sui documenti oppure non esisterebbero proprio documenti, e in ogni caso non dovremmo preoccuparci delle volontà normalizzatrici dell’istituzione biomedica, sostituita da una scienza al servizio delle persone e non al servizio del fascismo dei corpi. Noi, però, viviamo qui ed ora, e le nostre lotte benché mirino alla distruzione dello stato di cose presenti non sono slegabili dalle nostre necessità, esigenze, bisogni attuali: ne devono tenere conto, affinché i nostri sforzi di cambiamento non siano buchi nell’acqua. Proprio nell’ottica del qui ed ora, crediamo che questo obiettivo a breve termine, se raggiunto, sposti la lancetta dell’autonomia verso di noi, diminuendo sensibilmente il potere dello stato di intervenire sulle nostre soggettività. Cosa c’è di più anarchico di riprendersi la propria libertà?

La politica gay e lesbica mainstream, nonostante abbia sulla carta la pretesa di rappresentare l’intera comunità LGBTQIA, nella pratica rappresenta soltanto una parte di essa, quella che ha il privilegio di concentrarsi soltanto su quelle singole e misere istanze, quali il matrimonio fra persone dello stesso stesso, che monopolizzano il loro impegno politico. Non c’è spazio per noi, lì: non ce n’è mai stato.

Per questo sosteniamo quindi una lotta autorganizzata e orizzontale che porti avanti le rivendicazioni delle persone transessuali, transgender e intersex e sappia portarle avanti con un’analisi politica che metta sul tavolo la nostra oppressione sistemica e che abbia come obiettivo complessivo quella di estinguere il problema alla radice, non semplicemente quello di rincorrere le briciole di una società brutalmente cisnormativa ed eteronormativa.

Salutiamo la nascita di un movimento trans e intersex che sta riscoprendo la sua dimensione radicalmente politicizzata e ci appelliamo quindi a gruppi, collettivi, reti e singole che si muovono già sul terreno dell’autodeterminazione, della militanza femminista e frocia, queer, bisessuale, asessuale, eterodissidente per allearci attorno a questa istanza che ci riguarda tutte/tutti/tuttu e, più in generale e più a lungo termine, per costruire assieme un’alternativa all’egemonia dell’attivismo gay assimilazionista e delle sue miserie, mancanze, contraddizioni ed omissioni.

Vi baciamo.

Per adesioni, coccole e quant’altro: contronatura[@]anche.no 

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Milano, azione contro conferenza omofoba

Riceviamo e pubblichiamo:

Ideologia del cattolicesimo: quali ricadute sulla libertà individuale?

Giovedì 24 ottobre si svolgeva nella Sala del Consiglio della Provincia
di Milano (via Vivaio 1) un convegno intitolato “Ideologia del gender:
quali ricadute sulla famiglia?”, organizzato dalla stessa Provincia di
Milano insieme a varie associazioni cattoliche fondamentaliste. Un
appuntamento analogo, dal titolo “Ideologia del gender, omofobia e
unioni civili omosessuali” si era già svolto a Milano, organizzato da
Alleanza Cattolica, il 5 ottobre nell’Auditorium Giovanni Paolo II della
parrocchia di Santa Maria Nascente. Il giro di conferenze sul tema sta
coinvolgendo altre città come, fino ad ora, Casale Monferrato (AL),
Verona e Genova, spesso con appoggi e patrocini istituzionali, e ne
prevede altre a Roma, Firenze, Palermo, Catania, Cremona, Potenza.

Conoscendo di fama i personaggi invitati come relatori, e ben
consapevoli della piega ideologica che avrebbe caratterizzato l’evento
in questione, ci siamo mobilitati/e in una decina di persone per andare
a disturbare la conferenza. Una volta giunti/e sul posto siamo rimasti/e
stupiti/e dall’ingente presenza di forze dell’ordine schierate davanti
alla sede della Provincia e nelle vie circostanti per proteggere la
conferenza: diverse camionette della polizia, squadre di poliziotti a
piedi a presidiare ogni incrocio di via, e decine di digos sparsi per la
zona. A quanto pare gli organizzatori e le istituzioni coinvolte in
questa aberrante iniziativa sono ben consapevoli di avere bisogno di una
protezione sbirresca per poter sperare di diffondere le loro idee
sessiste e omofobe con un minimo di tranquillità.

Passando oltre il presidio di protesta organizzato da associazioni e
gruppi universitari LGBT, posizionati dalla digos a decine di metri di
distanza dal luogo dell’incontro, ci siamo diretti/e tranquillamente
all’interno della sala dove si sarebbe svolta la conferenza.
Fin dall’introduzione del consigliere provinciale Niccolò Mardegan (Pdl)
e di Vittorio Lodolo d’Oria (vicepresidente dell’associazione Famiglie
Numerose Cattoliche (FNC), nota per le sue posizioni contro aborto,
riconoscimento delle coppie di fatto, divorzio, eutanasia e le identità
o teorie che mettono in discussione il binarismo di genere) assistiamo
all’esposizione ripugnante di una visione ideologica del mondo
fortemente patriarcale, omofoba, transfobica, come sempre mascherata
sotto le parole politically-correct della “difesa della famiglia”. I
valori propugnati dal fascismo “Dio, patria e famiglia” tornano qui
riproposti esplicitamente e senza vergogna, sugellando ancora una volta
l’alleanza tra esponenti della destra e fondamentalisti cattolici,
perfettamente in accordo e uniti nell’attaccare l’autodeterminazione
delle donne, la libertà sessuale, la variabilità di genere, la
fuoriuscita dai ruoli oppressivi che vedono la donna subordinata
all’uomo, e ogni tipo di comportamento non eterosessuale e non
finalizzato alla procreazione.

Aborto, eutanasia, omosessualità, transessualità, contraccezione, sesso
non procreativo, tutto viene gettato nello stesso calderone di condanna
da parte di questi fanatici, che non si vergognano nemmeno a paragonare,
secondo i peggiori cliché, omosessualità a pedofilia, od omosessualità a
bestialità, e a ribadire come l’attrazione verso persone dello stesso
sesso sia una patologia e possa essere curata.

Il diffondersi a livello sociale, rispetto al passato, di una maggiore
libertà nell’espressione dell’identità di genere (che non per forza
coincide con il ruolo che ci è assegnato dalla società) e
dell’attrazione sessuale (che non per forza è eterosessuale), e i timidi
accenni a un cambiamento nella legislazione al riguardo, hanno fatto
scattare ultimamente nei circuiti dei cattolici estremisti e negli
aderenti alle idee di destra un campanello d’allarme. Le teorie queer, o
“ideologia del gender” come la chiamano loro, sono viste come un
pericolo estremo per la stabilità dell’ordine sociale e per la tenuta
dei capisaldi ideologici delle loro dottrine autoritarie e nemiche della
libertà, sempre più in crisi e carenti di consenso. Questi ipocriti
arrivano a parlare di “dittatura dell’omosessualità obbligatoria”,
eterofobia, repressione del dissenso e totalitarismo ponendosi come
vittime e negando, in maniera revisionista, come proprio il
cristianesimo e il tipo di ideologie che vanno difendendo abbiano alle
spalle una storia sanguinaria di oppressione, genocidi, sessismo e
omofobia lunga diversi secoli.

L’intervento della dott.ssa Chiara Atzori, infettivologa dell’ospedale
Sacco di Milano e nota da molti anni per i suoi libri, articoli e
interventi mirati a diffondere una visione patologizzante
dell’attrazione tra persone dello stesso sesso, non fa che confermarlo
dilungandosi in una fantasiosa spiegazione delle “teorie del gender”,
dimostrando di non averne capito una virgola e facendo una gran
confusione tra identità di genere e orientamento sessuale; ma quello che
le interessa è offendere e fare battute sul collegamento “ovvio” tra
persone gay e virus hiv o su quanto è “ridicolo” pensare che due persone
dello stesso sesso si possano amare e che altre decidano di fare una
transizione di genere.

Ad un certo punto dell’intervento della Atzori, quando davvero ne
avevamo abbastanza, una persona di noi è scattata in piedi ed ha
interrotto la relatrice urlando cosa ne pensava di quell’esposizione di
idee fasciste e omofobe spacciate per “scientifiche”. A ruota altri/e
attivisti/e si sono alzati da varie parti della platea lanciando
volantini tra il pubblico, urlando slogan e insulti verso gli
organizzatori della conferenza e mostrando cartelli, fino a che sono
stati/e trascinati/e fuori uno/a per uno/a dall’intervento della digos
che si è subito mobilitata per bloccare le persone che contestavano.
Anche nel percorso verso l’uscita trascinati/e dai poliziotti gli slogan
sono continuati senza interruzione. Siamo stati/e infine identificati/e
e rilasciati/e, soddisfatti/e di essere riusciti/e a interrompere la
conferenza e di non esserci rassegnati/e a un ruolo di critica passiva
di fronte a chi ancora diffonde questo tipo di idee fasciste e sessiste.
Queste conferenze e iniziative che sono previste e stanno per tenersi in
troppe altre città andrebbero contestate, disturbate e bloccate ogni
volta, è il minimo che si meritano queste merde.

Femministe, queers e anarchiche/i
Corpi degenerati e felici contro l’eteronormatività

Ecco il testo del volantino lanciato e distribuito durante l’azione:

Siamo ingovernabili

Ci avete imposto l’eterosessualità
come solo modello di sensibilità, di sensualità e di sessualità.
I ragazzi amano le ragazze, le ragazze amano i ragazzi.
La vostra concezione dell’amore si è limitata alla procreazione
di carne da macello, mentre la nostra apparteneva già al mondo dei
desideri, del piacere, dell’affetto e delle stelle.

Inoltre non avete smesso di propagare l’odio dei queer, l’odio delle differenze.

Ci avete bruciato, rinchiuso, cacciato, deportato, gasato, denunciato,
psichiatrizzato, studiato, ghettizzato, sperimentato, negato, poi
testato, contestato e detestato.

Il vostro eterosessismo non ha fatto che nutrire le nostre rabbie, il
vostro odio non ha fatto che abbellire i nostri amori.

Oggi più che mai non vogliamo la vostra sessualità benedetta, nè la
vostra normalità, nè la vostra noia, nè la vostra alienazione, nè la
vostra integrazione dentro questo sistema patriarcapitalista, razzista,
alimentato dalla dominazione degli uni sugli/sulle altri/e.

La vostra integrazione è la disintegrazione delle nostre passioni.

Non cerchiamo di imitare chi ha voluto costantemente reprimerci.
Le vostre immagini, i vostri clichès, i vostri orgasmi virtuali o
commerciali, non ci interessano.
I nostri amori e i nostri sentimenti non si normalizzano.

Non siamo capitalizzabili
Siamo ingovernabili.

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Basta fondamentalisti davanti agli ospedali pubblici!!!

Riceviamo e pubblichiamo:

BASTA FONDAMENTALISTI DAVANTI AGLI OSPEDALI PUBBLICI!!!

Un gruppetto di fanatici religiosi (il “comitato NO194”) ha deciso da
qualche tempo di darsi appuntamento ogni due mesi davanti a diversi
ospedali d’Italia per quella che definisce una “maratona di preghiera
antiabortista”. A Milano, i solerti pregatori si ritrovano ogni primo
sabato dei mesi dispari all’entrata della clinica Mangiagalli agghindati
con macabri simulacri (croci addobbate con feti sanguinanti, cartelli
con immagini ora splatter ora ultramelense e pietiste) importunando
chiunque in quella giornata si debba recare all’ospedale (col consenso
della direzione dell’ospedale stesso!). L’obiettivo, ancora una volta, è
quello di attaccare la libertà per le donne di scegliere per sé,
puntando sui più grezzi meccanismi di colpevolizzazione e di affermare
valori patriarcali, omofobi e transfobici attraverso la promozione del
modello di famiglia tradizionale.

Ma i piani di questi signori si sono scontrati fin da subito con la
determinazione di un gruppo di donne, femministe e queer, diverse per
età, provenienza sociale, politica e geografica, che spontaneamente si
sono radunate per contrastare queste maratone di preghiera. Con costanza
si sono presentate ad ogni macabra maratona, sovrastando la voce dei
preganti con slogan, contro-canti, cori, volantinaggi e cartelloni
colorati in difesa dell’autodeterminazione delle donne e della libertà
sessuale.

Si è giunti così all’appuntamento di settembre, al quale i nostri
“amici” non hanno potuto presentarsi a causa del divieto imposto loro
dalla questura. La nostra presenza alle iniziative precedenti, infatti,
aveva reso ormai difficile, da parte delle forze dell’ordine, la
gestione della maratona, che è dunque stata annullata – o, meglio,
spostata in un luogo della città dove non nuocesse a nessuno! Si tratta
di un bel risultato per tutte le donne di questa città, che ci ricorda
di cosa siamo capaci quando lottiamo unite e con determinazione. Certo,
sappiamo bene che la questione della libertà di accesso all’aborto è
minacciata da interessi ben più importanti che questo gruppetto sparuto
di fondamentalisti, ma è proprio da qui che si può cominciare: dal non
tollerare più queste ingerenze continue nelle nostre vite e nelle nostre
scelte, impedendo che si ripetano.

I “preganti della mangiagalli” non si sono però arresi, e uno di loro è
stato avvistato importunare ancora le utenti all’entrata della clinica.
Inoltre, dal loro sito lanciano temibili minacce: “La 9 ore meneghina
avrà le sue efficaci forme di svolgimento in futuro”. Anche noi
continueremo a lottare per garantire il libero accesso alle donne
all’interruzione volontaria di gravidanza negli ospedali pubblici; e con
questo ci riferiamo non solo ad un accesso ormai reso quasi impossibile
da ostacoli fisici e pratici come la presenza di personale obiettore
negli ospedali e assurde trafile burocratiche da affrontare, ma anche ad
un accesso che sia libero da giudizi morali, da qualunque tentativo di
colpevolizzazione e dal fastidioso accompagnamento cantilenante dei
fondamentalisti di turno.

Per questo, sabato 2 novembre, data in cui si svolgerà la prossima
maratona di preghiera -questa volta davanti all’ospedale Niguarda di
Milano-, saremo in piazza anche noi, pronte a contrastare la macabra
presenza di croci sanguinanti, predicatori petulanti travestiti da
infermieri o feti giganti, a meno che non abbiano stretta attinenza con
la festività di halloween!!

Appuntamento nel piazzale dell’Ospedale di Niguarda Sabato 2 novembre
alle ore 11

Donne, femministe e queer per l’autodeterminazione

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Stop agli interventi di chirurgia cosmetica genitale su neonati e bambini!

Adesione alle manifestazioni pacifiche che si svolgeranno dal 19 al 22 Settembre a Milano contro la chirurgia estetica genitale su neonati e bambini intersex/dsd.

Dal 19 al 22 settembre a Milano si svolgerà il IX Convegno di endocrinologia pediatrica durante il quale verranno trattate anche questioni relative ai neonati, bambine/i e adolescenti intersex o con “differenze nello sviluppo sessuale”. Come denuncia l’associazione Zwischengeschlecht per i diritti umani delle persone intersex, si tratta di un convegno in cui continuano a venire proposte come valide le operazioni di chirurgia estetica sui genitali degli infanti e dei bambini nati con forme di intersessualità.

E questo nonostante che tali operazioni siano ormai da decenni contestate da chi le ha subite, da una parte sempre più grande della classe medica e intellettuale a livello internazionale e, proprio quest’anno, anche dal Consiglio per gli Affari Esteri dell’Unione Europea e dal Rapporto delle Nazioni Unite sulla Tortura in cui, tra l’altro, agli Stati membri viene raccomandato di evitare interventi chirurgici e terapie farmacologiche non necessarie per la salute del bambino, usate invece per “normalizzare” le caratteristiche sessuali primarie e secondarie, con effetti irreversibili e traumatici.

Per la prima volta in Italia si terranno manifestazioni pubbliche di protesta contro queste pratiche di chirurgia estetica genitale non consensuale e contro un convegno che non vede tra i partecipanti né le persone intersex/dsd direttamente interessat* né voci mediche contrarie a tali pratiche.

Come firmatari di questo comunicato, riteniamo urgente che si apra una seria e approfondita riflessione scientifica e pubblica sulle pratiche di medicalizzazione e gestione delle diverse forme intersex/dsd a fronte di una scarsissima informazione sull’argomento in Italia e dell’applicazione, in troppi ospedali, di protocolli che prevedono l’assegnazione chirurgica di sesso precoce secondo teorie che hanno origine nel secolo scorso e di cui è stata ormai ampiamente dimostrata la mancanza di validità e la fallacia medico-scientifica.

Perciò facciamo nostre le proteste pacifiche che si terranno a Milano per tutta la durata del convegno e parteciperemo alla serata informativa di mercoledì 18 settembre, invitando associazioni, gruppi e singoli ad aderire e a partecipare numeros*.

http://www.intersexioni.it/stop-agli-interventi-di-chirurgia-cosmetica-genitale-su-neonati-e-bambini/

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Verso la campeggia trans*queer*femminista!

Qui potete trovate il programma. Ci si vede da quelle parti 😉

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Lettera aperta sui danni del modello proibizionista per la regolamentazione dell’attività di sex workers

Sottoscriviamo la lettera

La Lobby Europea delle Donne lancia una campagna antiprostituzione in tutta Europa e cerca di raccogliere consensi e sottoscrizioni con l’intento di orientare le politiche sul modello abolizionista.

La presentazione è equivoca nel metodo e nei contenuti, essa non analizza la realtà del fenomeno e non valuta l’impatto delle politiche, ma si sforza di dare una immagine stereotipata sulla volontà e autodeterminazione delle donne che lavorano volontariamente nel sex work vittimizzandole, esprimendo pregiudizi sulle abitudini sessuali delle persone di ogni genere sessuale. Pretendendo di far apparire immorale e negando la dignità alle lavoratrici e ai lavoratori sessuali anche dove essi sono per legge professionisti a tutti gli effetti.[i]

 

Quello che NON dicono queste signore della lobby antiprostituzione è che la loro campagna è in linea con le politiche antimmigrazione dell’Unione Europea.

Quando dicono “Insieme per un’Europa libera dalla Prostituzione” significa Europa libera dalle migranti. Perché è realtà visibile a tutti che nei Paesi europei la maggior parte delle donne che lavorano nel mercato del sesso sono donne straniere immigrate.[ii]

Quando declamano che sono tutte vittime della tratta e si deve lottare contro il traffico di esseri umani esse non spiegano che la maggior causa del traffico di esseri umani sono le politiche di chiusura contro l’immigrazione che costringe milioni di persone nel mondo ad affidarsi a viaggi disperati e a pagare per entrare in Europa clandestinamente in cerca di un lavoro o per fuggire dalle guerre (anche guerre neocolonialiste). Così come non dicono che per molte donne, uomini  e persone transessuali la prostituzione rimane l’unica alternativa per uscire da situazioni di povertà o emergenza economica.

La lobby dice che la prostituzione di donne e ragazze è una forma di violenza sessuale che ne pregiudica i diritti umani, e quindi auspica la punizione del cliente. Ma volutamente ignora che l’impatto delle leggi che criminalizzano il lavoro sessuale annullano anche il più elementare diritto umano delle sex workers  alle quali viene impedito di circolare liberamente nelle strade e persino di parlare con le persone![iii] Vedi le ordinanze dei sindaci antiprostituzione! La lobby occulta consapevolmente le tragedia delle detenzioni ed espulsioni delle donne straniere fermate nelle retate e trattenute nei CIE. Ignora anche la violenza a cui vengono sottoposte per legge le sex workers in Svezia dove vengono trascinate in tribunale con lo scopo di farle testimoniare per condannare il compratore di servizi sessuali,[iv] e dove vengono considerate dai servizi sociali delle malate da curare. La Lobby ignora anche che la salute delle sex workers viene messa in pericolo quando per dimostrare che vendono servizi sessuali la polizia sequestra i preservativi come prova del crimine, e questo avviene un po’ ovunque ed è stato ampiamente denunciato dalle attiviste e criticato dalle Agenzie per la salute[v] che si occupano della prevenzione di HIV/AIDS. Le agenzie internazionali per i diritti umani e la salute hanno avvisato che penalizzare il lavoro sessuale può aumentare il rischio di HIV e malattie a trasmissione sessuale perché fa sparire nel sommerso il lavoro sessuale e inoltre aumenta lo stigma verso le sex workers ed è stato dimostrato che di fatto crea barriere all’accesso ai servizi sanitari[vi]

La lobby parla di femminismo ma pretende di negare il diritto all’autodeterminazione sessuale e la libertà di scelta a persone adulte e consapevoli. La lobby parla di lotta alla povertà e alla esclusione sociale ma esige di eliminare il lavoro sessuale escludendo così migliaia di donne povere e i loro figli dalla possibilità di avere un reddito. E per concludere visto che noi non neghiamo l’esistenza di un certo numero di criminali che si approfittano anche con violenza delle sex workers più vulnerabili accusiamo che impegnare la polizia per fare la caccia alle sex workers e ai loro clienti distoglie dai veri soggetti criminali che sono gli sfruttatori e i trafficanti.

Per queste e altre ragioni crediamo che la campagna “Insieme per un’Europa libera dalla Prostituzione” sia fortemente stigmatizzante e possa aumentare un sentimento di rifiuto sociale contro migliaia di donne in Europa.  Il video-clip “For a change of perspective”
a sostegno della campagna è volgare e incita a sentimenti di repulsione verso le donne cosa questa che potrà solo avere l’effetto di aumentare la violenza contro il genere femminile.

ROMA 30 novembre 2012

Firmato  e condiviso da:

Associazione Radicale Certi Diritti

Comitato per i Diritti civili delle Prostitute Onlus

Movimento Identità Transessuale

Associazione S.Benedetto al Porto

Etnoblog Associazione Interculturale

Dedalus,Associazione Priscilla

Contronatura – collettivo anarcofrocio http://contronatura.noblogs.org

Serbilla Serpente, http://natafemmina.blogspot.it

Enza Panebianco femminismo-a-sud.noblogs.org

Filippo Gregori

Tampep Onlus

Piam Onlus

Ideadonna Onlus

Don Andrea Gallo

Vittorio Agnolotto

Maria Gigliola Toniollo

Viviana Esposito

Enrica Tullio

Maria Grazia Negrini

Simo Trieste

Michela Viscovich

Giuseppe Fasani

Lilith Atrieste

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E’ morto un ragazzo, riprendiamoci la lotta!

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È vero: omofobia e transfobia sono una piaga sociale. Ma lo sono in quanto “sintomo” dell’eterosessismo, del razzismo, del fascismo dei corpi e dei desideri che costituiscono i pilastri delle nostre società, dell’ordine culturale e politico prodotto e riprodotto dalle chiese e incarnato dallo stato che ne sorveglia i confini. Viviamo in un sistema capitalistico finalizzato alla produzione di ricchezza economica per pochi e alla criminalizzazione di ogni altra forma di ricchezza non commercializzabile, individuale e collettiva, come il dissenso.

Perché il capitalismo riconosce un solo genere di “uomo”: maschio, bianco, etero e as-soggettato alle regole sociali che ne mantengono i privilegi. Noi, invece, siamo lesbiche, femministe, froce, trans, nere, clandestine e incazzate. Oggi non siamo lacrime né fiaccole, non siamo una generica legge contro l’omofobia perché il sistema deve essere rivoltato, non “curato”.

L’unica alternativa che conosciamo è la r-esistenza che nasce dall’alleanza tra soggetti eccentrici, eccedenti, che porta alla condivisione di un percorso comune di lotta e di rivendicazione. Perché noi siamo quelle non integrate e integrabili e il nostro obiettivo è dis-integrare le politiche fasciste ed escludenti di ogni stato.Siamo studentesse che vivono nelle macerie della scuola pubblica mai stata laica cercando di immaginarne un’altra; siamo clandestine rinchiuse nei CIE, senza i diritti minimi e fondamentali, colpevoli di aver cercato spazi di libertà; siamo precarie che vogliono scendere in piazza generalizzando lo sciopero ad oltranza; siamo donne senza pillola del giorno dopo, stigmatizzate se scegliamo di abortire ma con contratti in bianco che lottano per affermare un’autentica libertà sessuale; siamo trans che alla patologizzazione rispondono con l’autodeterminazione.

E allora in queste ore scendiamo in piazza oltre la retorica dell’autocommiserazione e fuori dalle strumentalizzazioni. Siamo ribelli e siamo contro un sistema che ci vuole omologate e standardizzate. Scendiamo in piazza sia per ricordare D. sia per ricordare che esistiamo tutte e siamo arrabbiate; per dire che le froce rigettano la ripulita immagine gayfriendly di Israele e sono al fianco delle queer palestinesi, che si oppongono alle politiche di austerity della UE e a tutte le politiche di devastazione sociale. Più determinate che mai a difendere i nostri pantaloni rosa e i nostri dildo, per rivendicare un reddito di esistenza, il nostro diritto allo studio e alla riappropriazione dei saperi, la nostra libertà politica di manifestare.È morto un ragazzo, riprendiamoci la lotta.

Sommovimento spontaneo nazio-anale di singolarità e gruppi Queer

Cime di Queer, Laboratorio Smaschieramenti, Sguardi Suigeneris, Collettivo Femminista Le Ribellule, Slavina, Figliefemmine, Forum delle donne di Brindisi, QUEERomagna, Collettivo Tabù, AteneinRivolta (coordinamento nazionale dei collettivi), Sara Manfredi, Lab Autoformazione, Federico Zappino, Alessandra Senettin, Chiara Siani, Libera Voler, Giuseppe Rendina, Gianna Pisicoli, Lilith Primavera, Lorenzo San, Mujeres Libres, Fuoricampo Lesbian Group, Grazia Palumbo, Giovanna Cavatorta, Daria D’Ambrosio,Collettivo FuoriGenere, Contronatura – collettivo anarcofrocio

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